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Quando uno strano uccello ci insegna a NON volare

April 25, 2016

 

 

Oggi non è solo la giornata Nazionale della Liberazione. È anche la giornata mondiale del Pinguino. E io di cosa dovevo scegliere di parlare se non del Pinguino?

Il Pinguino è un uccello ma non vola. In compenso nuota da Dio. Già questo lo rende degno di nota. 

In natura è comune trovare questi ossimori. Cioè tu nasci facente parte di una "categoria" per cui dovresti essere in grado di fare determinate cose e invece quelle cose non le fai perché non ti aiutano a sopravvivere. Ne fai altre ben più fighe ma meno canoniche così sopravvivi e poi diventi anche famoso perché sei un cazzutissimo anticonformista della natura.

Ne sono esempi anche balene e delfini che sono mammiferi o i pipistrelli, mammiferi anche loro che però volano come uccelli. 

Di fatto sono tutti animali famosi, sono i VIP del regno animale. 

Cioè la mucca non fa lo stesso effetto di una balena, dai...

Sono così sporadici, al limite della realtà e per questo destano stupore. 

Ma non sono solo fenomeni che destano interesse o ammirazione, sono prima di tutto strategie di sopravvivenza.

Quindi loro, questi super VIP della natura, alla base, avevano un problema oggettivo in natura che hanno risolto con la stravaganza. Cioè è successo tipo che un bel giorno un progenitore ancestrale del pinguino sia nato con una mutazione, per esempio le ali corte, troppo corte per volare. 

Quella caratteristica diversa potrebbe aver dato una marcia in più o non aver fatto ne caldo né freddo, che ne so. Fatto sta che il progenitore in questione si è riprodotto generando nuova prole dalle ali corte, troppo corte per volare. 

Poi è successo tipo che tra la prole ci sia stato un nuovo cucciolo con una nuova mutazione: le zampe palmate ( possibile anche che il progenitore del pinguino con le ali corte si sia accoppiato con una albatros disinibita dalla mentalità molto aperta, che ne sai). 

E la storia continua con il cucciolo di pinguino con le ali corte e le zampe palmate che riesce a pescare di brutto così da crearsi un bello strato di grasso e va a finire che sopravvive a tutti gli inverni bello tranquillo ( notare come in questo caso avere grasso in accesso sia sinonimo di figaggine top!). 

Inoltre nuota come una scheggia per cui i leoni di mare si dicono: " Va be, lasciamo stare quello che mi fa venire il fiatone, non sia mai che perdo un grammo di prezioso grasso. Mi butto sugli altri…" (in questo caso grasso + pigrizia = figaggine top!!! Adoro!!!)

Quindi il nostro cucciolo di pinguino, con le sue due caratteristiche peculiari, sopravvive così bene che ne ha di tempo per accoppiarsi con tutte le pinguinelle che stravedono per lui perché c'ha la ciccia giusta e non si fa prendere dai leoni di mare: tutte in visibilio! 

Alla fine, tra mille love story il nostro caro prototipo di pinguino ha dato vita al genere pinguino come lo intendiamo noi (magnando come un maiale, senza paura di venir mangiando e trombando qua e là).

Insomma non è che si è chiuso nella sua tana di ghiaccio a piagnucolare "Non sono come gli altri”.

Lui aveva altre priorità più importanti: mangiare, trombare. Io questo pinguino già lo amo alla follia! Era pure ciccio!!!

 

Quindi donne ora becchiamoci la morale della favola che, ahimè non è essere ciccie per conquistare il mondo. Scusate forse vi ho confuso e illuso.

Qui dovreste capire che la vostra dote naturale, quella che vi si palesa da sempre, che vi contraddistingue, non dovrebbe essere repressa. Dovrebbe essere sfruttata, affinata e amplificata.

Io per esempio sono nata mancina. Mio nonno le ha provate tutte pur di vedermi scrivere con la destra e c’era quasi riuscito fino al giorno in cui ho iniziato a scrivere, si con la destra, ma specularmente. “Opera del Demonio!!!” deve aver echeggiato nella sua testa e dal quel giorno si rassegnò alla sua prima nipote mancina, insomma si rassegnò al meno peggio. 

Eppure l’essere mancina mi ha fatto sviluppare molte doti di sopravvivenza in un mondo creato per i destri. 

Essere degli outsider è un privilegio di pochi. Saper fruttare quelle stesse doti è privilegio ancora di meno persone. Quindi se ci riuscite fate centro!

Credete che la vostra azienda vi voglia omologata alla massa? Forse si o forse no. Forse la vostra azienda vorrebbe un po' di sana diversità per raggiungere obiettivi dislocando le forze su più fronti con conseguente incremento della percentuale di successo. Lo vorrebbe ma non è in grado di riconoscere nella vostra dote una capacità sfruttabile.

Ed è esattamente questo il percorso che dovrete fare: studiare il modo di applicare la vostra dote al vostro lavoro non per migliorare i ricavi della vostra azienda ma per dare una marcia in più alla vostra carriera. 

Io per alcune cose l’ho fatto e quando ho iniziato non ho certo pensato: “Lo faccio così aiuto la mia azienda a guadagnare ancora di più.” Figuriamoci! Ero incazzata nera con la mia azienda che dopo 4 anni mi negava sempre l’aumento. Però c’era la crisi (c’è sempre da che io ne ho memoria di lavoratrice) e non potevo rischiare di cambiare. Così ho deciso di sfruttare le mie doti per migliorare la qualità del mio lavoro…ok sarò sincera…per lavorare meno! Per velocizzarmi producendo lo stesso in modo che nessuno mi potesse dire niente. Mi si è aperto un mondo!

In realtà mi si sono solo connesse sinapsi che avevo lasciato atrofizzare, persa nei meandri del lamento perpetuo. 

Il procedimento però può avere degli effetti collaterali, tipo che ci proviate gusto e lo applichiate a diverse sfere della vostra vita.

In conclusione vi lascio il link ad un articolo che ho scoperto ascoltando una outsider della docenza all’Università, spero di parlarvi di lei presto. Dimenticavo: il processo è anche contagioso.

 

forbes - why-diversity-and-inclusion-will-be-a-top-priority-for-2016

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