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Io non ho l'alibi perfetto, tutte le altre si ma a me #chemefrega!

May 1, 2016

 

 

Primo Maggio, giornata dei lavoratori.

Per questo ho deciso di far partire ufficialmente il mio Blog proprio  oggi: blog dedicato alle donne in carriera che sono anche delle Posh Business Traveller.

 

Il post prende spunto dal film The DressMaker, dove la protagonista non solo è una lavoratrice ma anche una Posh.

Posh significa snob, elegante, stilosa, ha un’accezione prettamente femminile ed è un aggettivo che ben si adatta ad una donna in carriera, secondo il mio modestissimo parere. 

A quanto pare, tutto ciò, è solo secondo il mio modestissimo parere perché nell’immaginario comune la donna in carriera è una donna stronza, dal cuore di ghiaccio, che non ha affatto istinto materno e, nel caso remoto che abbia avuto dei figli, lo avrà fatto solo per accontentare il marito. Figli di cui non si curerà, lasciandoli liberi come cani randagi, destinati fin dalla nascita a divenire degli adolescenti drogati. La donna in carriera lavora sempre, sempre. Mette sempre avanti se stessa, è spietata e comunque, generalmente è già benestante di famiglia per cui lei non ha mai dovuto fare il minimo sforzo per arrivare dove è arrivata - che poi figurati se non l’avrà data qua e là solo per occupare posti di prestigio-

Credo di aver dato un quadro più o meno completo di come le persone vedano le donne in carriera, no aspetta, dimenticavo: è una figa di legno! Però è anche zoccola… Insomma poi i pensieri si confondono un po’, l’importante è comunque insultare.

Questo, ci tengo a sottolineare, non è un pensiero comune maschile ma più un pensiero comune femminile. Mi è capitato pochissimo tempo fa di parlare del mio Blog e del perché ho deciso di aprirlo. Ne ho parlato ad un tavolo di donne: mi hanno mangiata viva! Io ho le spalle grosse e una grande convinzione data dall’esperienza per cui, quelle parole, dette con tanta veemenze, non hanno assolutamente scalfito il mio credo. Ma le ho ascoltate attentamente, tutte, ed ho fatto molta attenzione all’impeto con cui venivano dette certe frasi. Non erano convinzioni, erano scuse, erano alibi, erano pacche sulle loro spalle. 

Demolire la donna che vuole fare carriera ed esaltare i sacrifici di essere una brava donna di casa crea l’alibi perfetto.

Non è un semplice alibi, non è come dire: non ho fatto carriera perché avevo altri obiettivi. E’ avere in mano la "verità", è aver fatto centro, avere in mano argomentazioni che nessuno si sentirà mai di confutare in questa società.

Nessuno a parte me.

La donna DEVE essere una buona donna di casa: questa è la sua priorità che le viene stampata in fronte nel momento in cui il ginecologo esclama “E’ femmina!” Tutto parte da lì, in un’escalation di instillazioni di “sani principi” della “donna per bene” (vomito - io mi devo essere distratta da piccola mentre giocavo con He-man nel castello di Grayskull o quando mia zia mi regalò per Natale la pista delle macchinine: come battere 3 a 0 tutti i bambolotti e le Barbie del mondo).

Ne deriva che, se una donna rinuncia a farsi una famiglia per la carriera è una stronza dal cuore di ghiaccio, se una donna molla la carriera per la famiglia: santa subito!

Mia mamma fa un lavoro in cui non c’è possibilità di fare carriera come la intendiamo noi.

Però ha sempre lavorato tanto nonostante i due figli. Per questo ha dovuto scegliere di vede piangere per due settimane di fila il suo adorato figlio maschio ogni benedetta mattina in cui lo mollava all’asilo. E tante altre ardue scelte ha fatto pur di non perdere un impiego poco soddisfacente. Io e mio fratello però siamo cresciuti lo stesso, non odiamo nostra madre, non le rimproveriamo niente e soprattutto non ci droghiamo. E - scoop! - le vogliamo anche bene!

Lei non ha potuto fare carriera e per questo ricade nella casistica delle “brave donne di case”. Nessuna donna l’attaccherà perché lei non ha intentato nessuna scalata al successo. Anzi ha lavorato duro e sodo per la famigghia (da leggere con accento Siciliano stile “Il Padrino”).

Se le stesse cose le avesse fatte una mamma vestita di tutto punto, con una buona paga, insomma una donna in carriera: Apriti cielo! Che stronza senza cuore, al rogo subito!

Donne: oggi si deve lavorare in due per potersi permettere una vita con tutti gli sfizi annessi (perchè si può comunque vive con molto meno, non dimentichiamocelo mai).

Mia mamma l’opportunità di carriera non l’ha avuta, anche se il suo senso del dovere le è valso tante soddisfazioni lavorative. 

A me l’opportunità è stata data e scusate gente se non voglio sprecarla per un cazzo! Cioè non voglio sprecarla per colpa di quelle donne che tentano di devastarti sfoggiando il loro alibi perfetto.

Io di fare una fatica boia a gestire casa e un impiego sottopagato che non mi piace non ci sto. Fatelo voi, mica vi dico niente io. Anche se voi a me ne dite e pure tante, ma a me #chemefrega ! 

Io mi vado a fare una vacanza di 3 settimane in Malesia, tutto organizzato da me per risparmiare ma anche perché io lo so fare, so girare il mondo! Mi rode solo che pensiate che a pagarla sia mio marito che non apre il portafoglio neanche sotto minaccia (ma ha tantissimi altri pregi, per carità).

 La fatica sono disposta a farla se ne ho un ritorno e una soddisfazione. La carriera mi dà enormi soddisfazioni, come mi dà enormi soddisfazioni mio marito che mai mi dice che sono indietro con le lavatrici ma che sempre mi aspetta a casa regalandomi un bacio in fronte e dicendomi che sono una grande!

Lo so cosa staranno pensando le Donne-distruttrici-di-Donne (che identificheremo come DddD): che mentre non ci sono quel marito mi mette le corna. Potrebbe essere ma dopo che abbiamo saputo che anche Beyoncè ha le corna tutto è possibile (direi che non c’è più religione). Quindi è possibile nella stessa misura in cui anche loro, le DddD, potrebbero avere le corna in questo momento. 

Finché non capiremo che siamo tutte donne sulla stessa barca ci saranno sempre Sante dall’alibi perfetto (le DddD) e Zoccole (a detta delle DddD) soddisfatte.

Concludo (finalmente) con un mio personalissimo pensiero: le soddisfazioni sono dei piccoli gnomi ubriachi che hanno la capacità di abbassare il volume alle lingue malefiche fino a quando, un giorno, non le sentiremo più anche se loro continueranno a parlare e parlare e parlare e parlare e parlare e parlare ...  

 

 

p.s: due parole su The Dressmaker, una commedia molto irriverente e grottesca alla quale questo post si ispira. Che la registra sia una donna si capisce dai tanti particolari delle scene, che sia una donna cazzuta si capisce da come ha dipinto ogni personaggio di uno sperduto villaggio dell’Australia del dopo guerra. Costumi favolosi, fotografia pazzesca, una Kate Winslet fantastica con le sue curve, le sue braccia burrose e le sue rughe splendide. Non vi svelo niente, vi enuncio solo qualche assunto del film: tutti gli uomini sono dei cretini, sia che siano mossi dal più bieco interesse o dal più nobile sentimento, gli uomini governano il mondo sfruttando il pettegolezzo femminile (altrimenti sono degli inetti che si ripiegano su se stessi), le donne se sono sottomesse sono delle sfigate con cui tutti se la prendono, se sono delle professioniste allora sono delle puttane con cui tutti se la prendono. Il film spiega che è molto meglio essere delle professioniste mentre gli altri urlano “puttana”: anche qui molta fatica ma grandi, grandissime soddisfazioni!

 

 

 

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